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L'Intervallo

Informazioni aggiuntive

  • Core gum da r1 core NMD Scarpe PK Black Black Uomo Fitness adidas Sinossi:

    Succede che gli uccelli che vivono in gabbia,
    anche se gli apri la porta non fuggono.
    I cardellini, a volte, dalla rabbia si scagliano contro le sbarre.
    Ma pure loro, se gli apri la griglia non scappano.
    Se ne stanno lì, in un angolo, a guardare.
    Forse sono tentati di volare via, ma non trovano il coraggio.
    Mio padre mi ha spiegato che tra gli uccelli piccoli
    il pettirosso è quello più coraggioso,
    non ha paura di niente.
    adidas Fitness Core Uomo gum da core Black Scarpe NMD Black PK r1 A volte lo senti che canta di notte, per sfidare il buio.
    Anche l’usignolo canta di notte, ma solo quand’è in amore.

    Allora può succedere che anche un orecchio esperto
    scambia un canto di sfida per un canto d’amore…




    Un ragazzo, una ragazza rinchiusi in un enorme edificio abbandonato di un quartiere popolare. L’uno deve sorvegliare l’altra. Lei è la prigioniera, lui è obbligato dal capoclan di zona a fare da carceriere.
    Malgrado la giovane età, ambedue sono troppo cresciuti. Veronica si comporta da donna matura e spregiudicata, Salvatore da ometto che deve badare al lavoro e alla tranquillità. Così, di fronte alla violenza di quella reclusione, i due giovani hanno reazioni diverse: Veronica scalpita e si ribella; Salvatore è più remissivo e accomodante, non si sa se per paura o per realismo. Sono entrambe vittime ma è come se ognuno desse la colpa all’altro della propria reclusione. Col passare delle ore, però, l’ostilità tra i due si trasforma in un’inevitabile intimità, fatta di scoperte e di confessioni reciproche. Tra le mura di quel luogo isolato e spaventoso, Veronica e Salvatore trovano il modo di riaccendere i sogni e le suggestioni di un’adolescenza messa troppo in fretta da parte. 
    I due ragazzi vivono così un improvviso intervallo dalle loro esistenze precocemente adulte, tentati alla fine di trasformare quella fuga fantastica in una vera evasione prima che la banda venga a presentare a Veronica il proprio verdetto.
    Un racconto d’amore spezzato, di poesia calpestata, per narrare le difficoltà di essere adolescenti nella periferia violenta di una metropoli contemporanea. 
    Il primo film “fiction" di Leonardo Di Costanzo, talento del cinema del reale europeo. 
    Scritto con Mariangela Barbanente e Maurizio Braucci, autore di punta della nuova narrativa italiana e sceneggiatore, oltre ad altri, dei film Gomorra e Reality di Matteo Garrone.. 
  • Genere: drammatico
  • Regia: Leonardo Di Costanzo
  • Titolo Originale: L’Intervallo
  • Distribuzione: Cinecittà Luce
  • Produzione: Tempesta, Rai Cinema con Amka films
  • Data di uscita al cinema: 5 settembre 2012
  • Durata: 90’
  • Sceneggiatura: Maurizio Braucci, Mariangela Barbanente, Leonardo Di Costanzo
  • Direttore della Fotografia: Luca Bigazzi
  • Montaggio: Carlotta Cristiani
  • Scenografia: Luca Servino
  • Costumi: Kay Devanthey
  • Attori: Francesca Riso, Alessio Gallo, Carmine Paternoster, Salvatore Ruocco, Antonio Buil, Jean Yves Morard
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:
    NOTE DI REGIA
    “L’intervallo è il mio primo film di “finzione”, finora avevo realizzato film documentari, ma anche in questo lavoro mi è rimasta intatta la curiosità nei confronti del reale come dimensione inesauribile di ispirazione, la fiducia nelle sue infinite possibilità narrative.
    Perciò, anche in questo film, ho iniziato come nel documentario ad osservare e ad ascoltare a lungo. 
    Con Maurizio Braucci e Mariangela Barbanente, i due sceneggiatori, abbiamo incontrato e frequentato a lungo degli adolescenti, andando nei loro luoghi di ritrovo e parlando e ascoltandoli molto.
    Quando abbiamo iniziato a scrivere ci è apparso subito chiaro che avremmo dovuto pensare la sceneggiatura in modo da lasciare poi spazio agli attori affinché arricchissero i caratteri e le vicende con il loro vissuto; consideravamo la sceneggiatura una sorta di canovaccio, preciso, ma sufficientemente aperto. Benché il film fosse pensato per essere recitato in stretto dialetto napoletano la sceneggiatura è stata scritta in italiano, per lasciare poi agli attori -in fase di preparazione- il compito di tradurla e di adattarla a sé. Per rendere possibile ciò, ho deciso già dall’inizio che i due attori principali sarebbero stati dei non professionisti.
    La preparazione e la ricerca degli attori è stata lunga. 
    Attraverso scuole ed associazioni di educatori, ho incontrato circa 200 adolescenti di quartieri popolari napoletani e, con l’aiuto di Antonio Calone ed Alessandra Cutolo, ne ho selezionati una dozzina, più o meno 6 coppie di possibili protagonisti del film. Abbiamo lavorato con questi ragazzi per oltre tre mesi senza mai mettere mano alla sceneggiatura. Si è creato un bel gruppo e, tra noi adulti, già dall’inizio lamentavamo che la scelta finale avrebbe implicato l’esclusione della maggior parte dei selezionati. Di ciò con i ragazzi ne parlavamo spesso ma tutti ci ribadivano che per loro si trattava di un’esperienza utile e bella indipendentemente dall’esito. Solo quando ormai le scelte si erano ristrette a due coppie, abbiamo iniziato a lavorare sulla sceneggiatura. In questa fase abbiamo anche tradotto in napoletano i dialoghi, raccogliendo le suggestioni degli attori che penso li abbiano arricchiti e resi più aderenti al loro mondo. 
    Durante questo lungo laboratorio si trattava di individuare non solo i più bravi e abbinabili tra loro, ma anche coloro che sarebbero stati in grado di assumersi l’impegno fino in fondo e, ancora nei primi giorni di riprese, avevo il timore che qualcuno ci mollasse prima della fine. Invece Francesca e Alessio sono stati incredibili per impegno e disponibilità.
    Anche in fase di ripresa volevamo che la macchina cinema fosse la più discreta e agile possibile per lasciare agli attori la massima libertà. Con Luca Bigazzi abbiamo deciso di girare, a parte qualche necessario rinforzo nelle notturne, senza luci aggiuntive e con macchina a spalla per poterci adattare noi al modo degli attori di occupare lo spazio spontaneamente. Abbiamo inoltre optato per il super 16 , perché capace di assorbire i forti contrasti di luce tra interno ed esterno.
    Tutto questo per raccontare una storia di adolescenti dove gli adulti non ci sono o sono al di “fuori”, avvertiti come minaccia o come portatori di regole e consuetudini da rispettare. 
    Qui sono quelle della camorra che minaccia e blandisce e con le quali a gradi diversi è costretto a fare i conti chi continua a scegliere di vivere in questa città.”

    Leonardo Di Costanzo
     
    INTERVISTA A LEONARDO DI COSTANZO
    L’intervallo, come praticamente tutti i tuoi documentari, è girato a Napoli. Ci spieghi le ragioni di questa scelta?
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    Tutti i miei film sono girati a Napoli, ma non per la sua particolarità o peggio per la tipicità un po' pittoresca che i visitatori occasionali le riconoscono. Al contrario, è l'universalità di Napoli che mi interessa. Napoli è un luogo dove le contraddizioni del contemporaneo sono più evidenti, anche se vanno ricercate con curiosità e attenzione. 

    I protagonisti de L’intervallo sono due adolescenti. Un'altra scelta ricorrente...
    L'adolescenza è un momento in cui la personalità è già parzialmente definita anche se tutto deve ancora succedere. Un passaggio fondamentale dove si forma il modo di pensare e si gettano le basi dell'identità e della vita che verrà. A seconda delle persone che incontri o anche delle casualità della vita puoi andare da una parte o da un'altra, tra i garantiti oppure in quella zona segnata in vario modo dall'illegalità. Parlare di questo a Napoli significa avere un punto di vista critico sulle due città e sui meccanismi che ne regolano la coesistenza e che ne limitano gli scambi. Su queste questioni è stato fondamentale confrontarmi con Maurizio Braucci, che ha scritto il film con me e Mariangela Barbanente e soprattutto è l'animatore di Arrevuoto, il progetto teatrale che cerca di mettere insieme i ragazzi di Scampia con i figli della borghesia che frequentano il liceo Umberto I.

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    L’intervallo è il tuo primo film di finzione.
    Sì, mi sono lasciato alle spalle le ambiguità, anche feconde, del documentario e ho preferito impostare un rapporto molto chiaro sia con i ragazzi protagonisti che con gli spettatori, non nascondendo che stavo girando una storia completamente inventata. È una risposta, opposta e complementare a quella del mio documentario Cadenza d'inganno, alla domanda fondamentale di come raccontare la realtà. 

    Quindi il film nasce da un travaglio teorico-cinematografico?
    Non solo: il film nasce dall'incrocio di una riflessione sul cinema con una preoccupazione politico-civile. La prima stesura della sceneggiatura de L’intervallo è contemporanea a quella di Gomorra di Roberto Saviano, quando a Napoli c'era una guerra di bande camorristiche, con un omicidio al giorno. Mi sono posto il problema di come raccontare questo momento terribile che viveva la città e, piuttosto che procedere frontalmente, ho scelto la via della sottrazione e della finzione, mettendo in scena un racconto dove invece dei fatti di cronaca clamorosi ho trattato degli effetti che il dominio malavitoso produce sulle persone che vivono nella città.

    r1 Core da NMD Uomo Fitness Black Scarpe gum adidas core PK Black Ce lo racconti?
    Black Core PK NMD gum adidas Scarpe Fitness Uomo da Black core r1 Una ragazza viene prelevata da una banda di quartiere e rinchiusa in uno spazio abbandonato all'interno della città. A sorvegliarla viene chiamato un ragazzo che è all'oscuro di tutto. All'inizio c'erano dei dubbi: io e Braucci temevamo che la storia potesse risultare poco credibile nel contesto attuale. In realtà si trattava di una preoccupazione eccessiva, perché la storia non trae la propria credibilità dal confronto con la realtà ma dal richiamo al mito. Il rapimento della donna è faccenda antichissima – il ratto delle Sabine, Elena di Troia... – e io contavo proprio sulla sua componente archetipica. Poi ovviamente accade che le cronache ti vengano in aiuto: poco prima delle riprese, nei pressi dell'ospedale Leonardo Bianchi dove è stato girato il film, un ragazzo è stato massacrato dagli amici della ragazza che stava con lui.
     
    A chi e a cosa hai pensato per costruire i personaggi? 
    Chi vive a Napoli subisce ogni giorno quei piccoli soprusi – dall'occupazione degli spazi comuni a cose più gravi – che derivano dal vivere in territori con una forte presenza camorristica. C'è tutta una gamma di reazioni possibili: ho la sensazione che in genere le donne tendono a ribellarsi, mentre i maschi preferiscono l'accomodamento, ma in realtà tutti noi siamo normalmente sballottati da una reazione all'altra. Salvatore e Veronica rappresentano i poli degli atteggiamenti che la città tiene nei confronti della malavita. 

    Lui è uno sguardo e lei un corpo...
    Mi sono posto più volte la domanda: chi è il personaggio principale, senza venire a una soluzione definitiva. Lo sono tutti e due, in realtà. Salvatore lo conosco di più se non altro per comunanza di genere e l’ho misurato su di me. Veronica, che dire? È un personaggio che assomiglia alle protagoniste di due miei documentari, al sindaco di Prove di Stato e alla preside di A scuola; è una che reagisce, che si agita, che non accetta imposizioni. Nel film lei agisce e lui la guarda. Lui è il testimone. Nel suo unico momento di ribellione viene salvato da lei che ha capito che non è organico alla banda. Da lì in poi il loro rapporto evolve rapidamente, si fanno tentare dall'idea della fuga, solidarizzano, diventano complici. E, finalmente, si riscoprono adolescenti e nonostante la cattività vivono la propria età trovando spazi vitali. Il film è anche una storia di formazione, dove i protagonisti affrontano l'emergenza dei desideri e vivono gli impulsi sessuali travestiti di paure. Salvatore teme Veronica, ma non perché lei arriva da chissà dove: prova lo stesso timore che tutti gli adolescenti hanno nei confronti delle donne.

    E il camorrista di quartiere, personaggio di contorno ma molto importante, come l'hai disegnato?
    L'ho voluto raffigurare al di fuori delle immagini classiche e tradizionali. Non è un contadino con la coppola, ma piuttosto sembra un universitario, il figlio di un commerciante di Posillipo. Salendo ad un certo livello il denaro non puzza più... Come scrive molto bene Saviano, oggi la malavita tende alla contiguità con il capitale finanziario: è normale che i capi si atteggino e, almeno apparentemente, abbiano la cultura degli uomini d'affari. 

    Come sei arrivato a questo risultato? So che il film ha avuto una gestazione piuttosto lunga...
    L'idea del film ha un'origine lontana, ma è nel 2007 che ho cominciato il lavoro che avrebbe portato alla stesura della sceneggiatura definitiva, quando ho fatto leggere a Carlo Cresto-Dina il progetto che temevo sarebbe rimasto nel cassetto. Ho ricominciato a lavorare con Maurizio Braucci cui si è aggiunta Mariangela Barbanente, che ha dato alla scrittura una forma tecnicamente appropriata. All'origine c'è un lavoro d'inchiesta. Abbiamo raccolto una mole di materiale che poi è entrata solo in minima parte nel film, ma che ci ha nutrito e ci ha avvicinato ai caratteri e all'atmosfera.
    Un punto fermo fin dall'inizio era il dialetto. Non ho mai pensato a personaggi che parlassero in italiano o in una lingua di compromesso. 

    Ci racconti la preparazione?
    Non appena abbiamo avuto le prime certezze sui finanziamenti abbiamo iniziato il casting. Dieci mesi prima dell'inizio delle riprese. Abbiamo setacciato scuole, associazioni, ritrovi e raccolto cento ragazzi, una decina dei quali sono stati scelti per un laboratorio – recitazione, espressione corporea e così via – che li avvicinasse gradualmente al film. Quando abbiamo trovato Francesca Riso e Alessio Gallo per interpretare Veronica e Salvatore, il lavoro di riscrittura della sceneggiatura si è intensificato e precisato. Raccontavamo loro la scena e raccoglievamo le loro idee; riscrivevamo e gli facevamo scegliere le battute, in un palleggio continuo. E così la relazione tra i due personaggi ha trovato la forma. 

    I tempi?
    Dopo quasi 10 mesi di preparazione abbiamo girato in 5 settimane.

    Dove avete girato?
    La ricerca dei luoghi è iniziata prestissimo: Braucci voleva dei luoghi per ispirarsi. Abbiamo cercato delle scuole, ma poi abbiamo scelto l'ex ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi. Un posto carico di memoria e di storia che lo scenografo Luca Servino ha reso meno riconoscibile e meno oppressivo possibile. Ci abbiamo girato quattro settimane su cinque.

    Scarpe da Black PK r1 core Core Fitness NMD Uomo Black gum adidas Quasi come lavorare in un teatro di posa, dove tutto quello che si vede ce lo hai messo tu.
    È una scelta deliberata: avrei potuto girare la stessa storia in giro per la città, ma sarebbe stato del tutto diverso. Ho scelto al contrario un luogo dove tutto è sotto controllo e ho voluto sottolinearlo. Anche nella scelta dell'ambientazione non ho barato e mi sono assunto platealmente la responsabilità di inventare il racconto.

    Il direttore della fotografia e operatore del film è Luca Bigazzi. Come avete lavorato?
    Luca ha fatto un grande lavoro, tirando fuori immagini incredibili senza usare le luci. E senza preparare niente. Lui è abituato così: sa di dare il meglio trovando soluzioni direttamente sul set. Inventa continuamente e a una velocità impressionante. In questo modo ha introdotto nelle riprese un elemento di alea molto interessante.

    Al montaggio hai ritrovato Carlotta Cristiani, con cui avevi già fatto tre documentari. È cambiato qualcosa nel lavoro?
    No sono più le analogie che le differenze e mi sono trovato benissimo fin dall’inizio. Carlotta ha iniziato a montare già durante le riprese e io ho trovato il film a uno stadio avanzato: lei aveva da subito iniziato a sottrarre informazioni che in sceneggiatura sembravano fondamentali. Ho resistito un po’ anche se avevo molta fiducia nella sua sensibilità. Aveva ragione lei: la scelta di creare delle piccole fratture piuttosto che rimanere rigorosamente ancorati alla continuità temporale era giusta. La gestione di un tempo non sempre continuo è stata la sfida principale del montaggio.

    I personaggi hanno l'età di tuo figlio. C'entra qualcosa?
    È un po' un caso, visto che la genesi del film è molto remota. E il resto è materia da analisi...

    Non è che hai pensato a lui come al tuo spettatore ideale?
    No, ma lo è diventato. È stata la prima persona a vedere il film finito al di fuori della stretta cerchia dei realizzatori del film e il fatto che si sia identificato ed emozionato è per me molto importante. 
    Mi piace pensare che il film parli prima di tutto ai ragazzi.
  • Spunti di Riflessione:

    di Piero Papale

    1. “L’intervallo” parte con una metafora sul mondo degli uccelli, che anticipa le problematiche del film: 
    “Succede che gli uccelli che vivono in gabbia,
    anche se gli apri la porta non fuggono.
    I cardellini, a volte, dalla rabbia si scagliano contro le sbarre.
    Ma pure loro, se gli apri la griglia non scappano.
    Se ne stanno lì, in un angolo, a guardare.
    Forse sono tentati di volare via, ma non trovano il coraggio.
    Mio padre mi ha spiegato che tra gli uccelli piccoli
    il pettirosso è quello più coraggioso,
    non ha paura di niente.
    A volte lo senti che canta di notte, per sfidare il buio.
    core Scarpe Black da PK gum Black Uomo Core Fitness NMD adidas r1 Anche l’usignolo canta di notte, ma solo quand’è in amore.
    adidas Core r1 Uomo PK core gum da NMD Scarpe Black Fitness Black Allora può succedere che anche un orecchio esperto
    scambia un canto di sfida per un canto d’amore…”
    Quale sono le problematiche del film anticipate nella metafora iniziale?

    2. Perché l’invito al volo non viene raccolto?

    3. E si tratta di un canto di sfida o d’amore?

    Fitness NMD Uomo PK r1 da core adidas Black gum Black Core Scarpe 4. Il film inizia (e finisce) nella quotidianità partenopea, fatta anche di mestieri improvvisati e spiccato spirito di adattamento: basta un panetto di ghiaccio, un succo di limone, un carrello fatiscente da attaccare a uno scooter, e via a vendere 1 euro di granita nei quartieri di Napoli.
    Perché viene messa in evidenza in apertura ed in chiusura del film questa “quotidianità”?

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    5. Salvatore e Veronica, due adolescenti che non si conoscono, sono costretti a passare una giornata insieme dentro i locali di un collegio femminile, abbandonato da tempo, in mezzo alla polvere, i calcinacci, i rottami. 
    A Salvatore è stato rubato il carretto di granite con cui assieme al padre si guadagna la giornata e per riaverlo deve tenere reclusa Veronica, segregata, con la forza, per qualcosa di non ben definito.
    Chi ha creato questa situazione?

    6. Pur non sapendo la ragione, perché Salvatore accetta l’incarico senza reagire?

    7. Di fronte alla violenza di quella reclusione, di cui tutte e due sono vittime, come si comportano Salvatore e Veronica?

    8. Salvatore e Veronica rappresentano i poli degli atteggiamenti che la città tiene nei confronti della malavita.
    r1 adidas NMD Fitness Scarpe Core PK core Black Uomo gum Black da Approfondite il carattere di Salvatore “'o scemo o 'o chiattone”, come lo definisce Veronica.
    Approfondite parallelamente l’opposto carattere di Veronica ("faccio sempre il contrario di quello che mi si dice, e' piu' forte di me e poi mi metto sempre nei guai") e la sua reazione alla violenza della reclusione.

    9. Salvatore, inizialmente, cerca di instaurare con lei un rapporto quanto meno di cordialità, senza dimenticare che ogni intoppo o incidente potrebbe costargli caro ma Veronica non e' un tipo molto arrendevole.
    Quale è lo stato emotivo di tensione che caratterizza i rapporti iniziali tra i due giovani?

    10. Veronica pensa che Salvatore faccia parte della Camorra e conosca i motivi per cui e' stata segregata tra quello squallore? Ma il ragazzo neè effettivamente al corrente?

    11. Salvatore teme Veronica: perché e quale tipo di timore prova per lei?

    12. Quali sono i meccanismi psicologici che portano i due giovani a poco a poco a fidarsi uno dell'altro e ad aprirsi reciprocamente in prudenti confidenze, aneddoti, racconti?

    13. Quanto influisce il fatiscente luogo di reclusione e il giardino esterno incolto nella riscoperta della propria adolescenza e della propria età reale? 

    14. La fuga dalla realtà e l’illusoria sensazione di libertà dei ragazzi all’interno dell’edificio-prigione avviene nella ricerca di spazi vitali, con movimenti difficili, in ambienti caratterizzati da passaggi stretti e poco illuminati, spesso desolati; con e attraverso oggetti e situazioni via via incontrati (una barca, una cucciolata, una fotografia appesa alla parete). 
    Che cosa vuol esprimere il regista con queste immagini e dove “sfociano” le associazioni di idee dei due protagonisti? 

    15. Nel sognare ad occhi aperti Salvatore  e Veronica cosa vogliono  diventare “da grandi”? 

    16. Quale è l’obiettivo di Leonardo Di Costanzo, il regista, nel confinare la camorra e il suo mondo di adulti al di fuori di quel muro di cinta che circonda il collegio? 

    Uomo r1 Black da core Core gum NMD adidas Fitness Black Scarpe PK 17. I due ragazzi vivono così una improvvisa fuga dalle loro esistenze precocemente adulte, e, finalmente, si riscoprono adolescenti e vivono la propria età, nonostante la cattività.
    Quindi a cosa si riferisce “L’intervallo” del titolo?

    18. Quell’enorme caseggiato ospitava, anni prima, decine di fanciulle che poi sono svanite, insieme al loro anacronistico mito dell’innocenza. Che cosa era successo, od almeno cosa dicono fosse successo, alla collegiale della fotografia ritrovata da Veronica in una stanza del collegio?

    19. Perché a Veronica il ricordo di quell’episodio fa tanta paura? (“Spesso si fa una brutta fine anche per troppo amore”). 

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    20. Arriva quindi il boss di quartiere, Bernardino, che ha ordinato la segregazione di Veronica.
    Come è stato raffigurata dal regista la figura di questo giovane camorrista e perché?

    21. Quale è il ricatto che Bernardino fa a Veronica e quale è l’ “errore” commesso dalla ragazza che ha causato la sua segregazione?

    22. “Non tremare. Non tremare” dice Bernardino a Veronica, ed ancora: “Non me l’aspettavo. Mi hai deluso”. Quali sono le “leve psicologiche” che usa Bernardino su Veronica?

    23. Come reagisce Veronica alle intimidazioni del boss del quartiere?

    24. Bernardino offre per sfida un punteruolo a Veronica.
    Perché la ragazza non riesce neanche a pensare di ribellarsi?

    25. Di Costanzo, che deliberatamente non si concede a spiegazioni prima del tempo, lascia che lo spettatore capisca le cose, comprenda le motivazioni (se così si possono definire) in concomitanza con la percezione dei due protagonisti.
    Quindi quale è, sono secondo Voi, la conclusione e il messaggio finale del film?

    26. “L’intervallo” dalla realtà vissuto dai ragazzi, il ritorno anche se temporaneo alle problematiche e ai desideri e speranze della loro età riesce a mutare qualche cosa nella loro vita?

    27. Si intravede un messaggio di speranza, di possibile cambiamento dall’attuale situazione di assoggettamento alla paura?

    28. “Tutto a posto” sono le frasi minime di colloquio tra un padre e un figlio che s’incontrano solo all’inizio ed alla fine di una giornata: mentre il buio chiude la scena e i carretti delle granite si coprono Salvatore, senza accennare minimamente a ciò che gli è successo, risponde malinconicamente “Sì…è tutto a posto”.
    E’ veramente “Tutto a posto” per Salvatore?
    Che cosa gli è rimasto, secondo Voi, di questa giornata particolare e dell’“Intervallo” vissuto con Veronica?

    29. Il film è tutto recitato in stretto dialetto napoletano (con sottotitoli in italiano) per mantenere la spontaneità recitativa dei due giovani attori protagonisti e lasciare loro la massima libertà interpretativa.
    Secondo Voi, tale scelta di regia ha raggiunto il suo scopo? 

    30. Per scegliere i due protagonisti è stato organizzato un laboratorio di coaching per la recitazione improvvisata che ha coinvolto, con la collaborazione del Teatro Stabile di Napoli, un folto gruppo di ragazzi dei quartieri spagnoli. 
    Il laboratorio durato oltre tre mesi, condotto da Alessandra Cutolo e Antonio Calone che, da anni, organizzano attività di animazione teatrale con i ragazzi di strada a Napoli, ha permesso di scegliere i due protagonisti e di formarli ad un ruolo complesso e delicato.
    Che cosa ne pensate di questa tipologia di selezione?
    L’esclusione nella scelta finale della maggior parte dei selezionati potrebbe aver avuto risvolti negativi sui ragazzi?

    31. Il direttore della fotografia e operatore del film (Luca Bigazzi) ha girato, a parte qualche necessario rinforzo nelle notturne, senza luci aggiuntive e con macchina a spalla per adattare la ripresa al modo spontaneo degli attori di occupare lo spazio.
    La prima parte del film è caratterizzata dal contrasto di luci e di ombre, mentre la parte centrale si sviluppa prevalentemente all'aperto ed alla luce netta e decisa del sole.
    A quali stati d’animo ed emozioni corrispondono le suddette scelte di luci e di fotografia?

    32. “L’intervallo” è quasi integralmente girato nell’ex ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi di Napoli, oltre 200mila metri quadrati, costruito nel diciannovesimo secolo e abbandonato da anni.
    Quanto ha influito la location nella narrazione e nelle vicende del film?

    33. Gli autori del film, insieme al regista Leonardo Di Costanzo, sono Maurizio Braucci e Mariangela Barbanente.
    In quale altri lavori cinematografici si sono contraddistinti?
    Ed in particolare Maurizio Braucci per quale notissimo film ha vinto il “David di Donatello” per la sceneggiatura, oltre ai 17 premi internazionali in Europa e negli USA?

    34. “L’intervallo” è stato presentato nella sezione Orizzonti della 69° edizione della Mostra d'arte cinematografica di Venezia.
    A detta di molti meritevole del concorso ufficiale, il film di Leopardo Di Costanzo è senza ombra di dubbio uno dei migliori film italiani della stagione.
    Quali premi ha vinto nella Mostra d'arte cinematografica di Venezia?

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Indice dei Film